di Riccardo Baro

OBBLIGO DI VACCINAZIONE PER PERSONALE SANITARIO: analisi, valutazioni e tutele

14 giugno

Analisi dell’obbligo vaccinale per personale sanitario introdotto dal Decreto Legge 44/21 e prima lettura della Legge di conversione

L’obbiettivo è quello di presentare un punto di vista certamente critico, alla luce anzitutto di diritti fondamentali della persona e di precedenti della Corte costituzionale, senza tuttavia pretese di esaustività e comunque aperto al confronto.

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Obbligo di vaccinazione per personale sanitario: analisi, valutazioni e tutele

Il webinar è incentrato sull’analisi critica dell’obbligo vaccinale per personale sanitario introdotto dal DL 44/21 e una prima lettura della Legge di conversione che per allora dovrà essere stata approvata e, auspicabilmente, pubblicata. Il taglio sarà non solo teorico ma anche con uno sguardo ai primi riscontri che stanno emergendo dalla pratica.

L’obbiettivo è quello di presentare un punto di vista certamente critico, alla luce anzitutto di diritti fondamentali della persona e di precedenti della Corte costituzionale, senza tuttavia pretese di esaustività e comunque aperto al confronto.
Tra le altre, verranno affrontate le seguenti questioni:

1) quali ragioni giuridiche si delineano ostative all’obbligo così come introdotto e concepito dall’art. 4 del DL 44?
2) quali rimedi di tutela può ragionevolmente esperire un sanitario raggiunto dall’invito alla vaccinazione?

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Vaccinazione: obbligo per personale sanitario. Analisi, valutazioni e tutele

Il Governo con l’art. 4 del DL n. 44 ha introdotto l’obbligo vaccinale “anti-Covid” per i sanitari. Si attende la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale della Legge di conversione, già approvata dal Parlamento che ne ha confermato l’impianto. Nel frattempo sono già numerose le comunicazioni di invito che le ASL in tutta Italia hanno iniziato a inviare agli interessati riguardo la vaccinazione. A questo punto ci si chiede: è intellettualmente, eticamente e giuridicamente legittimo dissentire da una simile misura? Per chi scrive non solamente è possibile porre simili domande, ma addirittura doveroso.

Vaccinazione: quali prospettive?

Le questioni evidentemente sono di enorme portata e non possono certo esaurirsi sul piano del solo dibattito giuridico, date le evidenti e prioritarie implicazioni scientifiche, sanitarie e bioetiche. Ciò non toglie che il dato giuridico possa comunque fornire quei punti fermi dai quali partire o, se si preferisce, ripartire. L’obbligo vaccinale (vaccinazione obbilgatoria), infatti, si risolve nell’espropriazione decisionale dei cittadini in merito a un trattamento medico loro imposto. Lo Stato si fa sovrano del loro corpo. Ma perché? E a quali condizioni?

Vaccinazione: il ruolo dello Stato

Domande dalla risposta scontata solamente se si cede alla facile tentazione di una lettura superficiale, frettolosa e non meditata della norma. L’art. 4 del DL 44 dichiara che tale obiettivo di salute pubblica consiste nel “…fine di tutelare la salute pubblica e mantenere adeguate condizioni di sicurezza nell’erogazione delle prestazioni di cura e assistenza”. Una buona petizione di principio, ma nulla più. Decisamente insufficiente per dare ragione di un obbligo di vaccinazione che incide profondamente su uno dei più importanti diritti fondamentali.

Vaccinazione e Covid-19

L’infezione da SARS-Cov-2, infatti, rappresenta per tutta la popolazione un rischio indistinto e generico, rispetto al quale una buona percentuale di coloro che lavorano nell’ambito sanitario è soggetta in modo del tutto equivalente a quello di ogni altra attività lavorativa non sanitaria. Residuano quei sanitari effettivamente esposti a un rischio specifico o comunque aggravato, che però i documenti dell’OMS, richiamati dal Piano strategico vaccinale, circoscrivono in modo puntuale, associando il “rischio alto” a lavori ad alto potenziale di contatto (meno di un metro per almeno 10/15 minuti), e quello “molto alto” a compiti con rischio di esposizione a aerosol contenenti SARS-CoV-2. Anche così non si può non considerare come per oltre un anno gli sforzi di sanità pubblica si siano concentrati sull’adozione di procedure e dispositivi di minimizzazione del rischio, con un innalzamento finale degli standard di sicurezza ormai strutturali, rispetto ai quali la vaccinazione obbligatoria, per definizione normativa concepita come emergenziale, risulta non spiegata e quindi ingiustificata. Si tratta di un’impostazione gravemente lacunosa, avendo trasformato in prescrizione generale e astratta un obbligo che, per apparire minimamente ragionevole, avrebbe dovuto quantomeno essere commisurato a una valutazione epidemiologica condotta in concreto e caso per caso da parte delle ASL locali, magari in collaborazione con il Medico competente aziendale.

Vaccinazione: il punto di vista giuridico epocale

Ma la questione della vaccinazione dal punto di vista giuridico assume in generale una portata addirittura epocale se si considera come il paradigma tecnocratico sotteso all’obbligo così introdotto risulta apertamente confliggente con quello personalistico proprio del costituzionalismo odierno, dato che di questo secondo a essere messo in discussione è il principio cardine dell’habeas corpus. Quello a cui stiamo assistendo, insomma, è ben di più della previsione di un nuovo trattamento sanitario obbligatorio (vaccinazione), dato che esso, per modalità e contenuti, configura un intaccamento strutturale dei basilari valori di civiltà giuridica trasposti nella Carta Costituzionale e nelle grandi convenzioni internazionali e sovranazionali relative ai diritti fondamentali della persona. Come se non bastasse, infine, staglia un ulteriore e gravissimo conflitto tra norma impositiva statuale e legge naturale, quest’ultima inviolabile conformante della coscienza della persona. Mi riferisco ad almeno tre delicatissime questioni coinvolte dai vaccini anti-covid oggi in commercio.

  1. I nuovi preparati, come si evince da relative schede tecniche e indicazioni degli enti regolatori, non sono tecnicamente comparabili ai “tradizionali” vaccini a base microorganica/antigenica, essendo sostanzialmente progettati su meccanismi di stimolazione genetica. Anche per questo si tratta di prodotti sottoposti a monitoraggio addizionale e soggetti ad autorizzazione condizionata.

Ciò suffraga l’opinione di color che parlano di una vera e propria “sperimentazione di massa”, per cui introdurre l’obbligatorietà prospettando all’esitante la drammatica opzione tra assunzione del rischio sperimentale o, in alternativa, sacrificio del lavoro, significa reificare i destinatari dell’imposizione, degradando il loro “essere umano” da soggetto a mero oggetto di sperimentazione.

  1. Nei processi di sviluppo e/o produzione di alcuni di tali preparati vengono impiegati tessuti o componenti animali.
  2. Nei processi di sviluppo e/o produzione dei preparati attualmente in uso vengono utilizzate linee cellulari ricavate da embrioni o feti umani oggetto di aborto procurato.

Tali criticità sono di tale e grave rilevanza che per diversi commentatori legittimano all’obiezione di coscienza rispetto alla vaccinazione, quale espressione di superiore e categorica istanza etica del tutto coerente con i principi incardinati nell’ordinamento e ormai pienamente consolidati (in primis, art. 2 Cost.).

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PRESENTAZIONE RELATORE

RICCARDO BARO, Avvocato dal 2010 con Studio a Padova, opera particolarmente nel campo del Diritto del Lavoro e dell’Impresa, unendo a un’approfondita preparazione accademica una pluriennale esperienza pratica nella trattazione stragiudiziale e giudiziale di vertenze aziendali e lavorative. L’esperienza maturata sui casi pratici è stata arricchita con il percorso specialistico post lauream (Master Universitario di II livello in gestione delle Risorse Umane presso l’Università di Padova e Corso di Perfezionamento in Consigliere di Fiducia presso l’Università di Verona). Ha anche all’attivo delle pubblicazioni specialistiche e partecipa in qualità di relatore a eventi formativi sul diritto del lavoro.

Domande Frequenti

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